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Genere: Thriller catartico-psicologico

Trama:
Una giovane donna, brillante, in carriera, viene uccisa in strada a Milano appena uscita dal luogo in cui lavora. Ciò che attira l'attenzione degli investigatori è la particolare arma usata dall'assassino, un fucile grosso, potente, poco usuale per un delitto pre organizzato come appare quello appena avvenuto. Si scopre così che non è l'unico delitto in cui è stata usata un'arma come quella. E altri ne avverranno, dando vita ad una caccia all'uomo in cui investigatori e assassino si troveranno coinvolti in un turbine di vendette, ricordi e, soprattutto, dolori passati che, per qualcuno, sono ancora vivi e sofferti come se fossero appena avvenuti.

Commento:
Il vero protagonista di questa storia è l'autore stesso. Che fa i conti con il suo passato. I fatti raccontati nel testo, infatti, che si basa sui molti anni di esperienza dell'autore come giornalista di cronaca nera a Milano, sono tutti realmente accaduti, così come i personaggi descritti sono realmente esistenti.
Chi scrive rappresenta entrambi come eventi e persone da cui uno dei protagonisti è stato profondamente deluso e segnato al punto da spingerlo a scomparire e nascondersi per attuare la sua feroce vendetta. Il suo destino si intreccia con quello degli altri due personaggi principali dei quali emergerà un passato altrettanto tormentato ma che ha avuto esiti alquanto diversi, si potrebbe aggiungere 'per forza di cose' visto chi sono e cosa fanno.
Questi eventi accaduti ai tre sono ricordati con continui flashback ma sono ovviamente modificati, attenuati o esasperati nella necessaria trasposizione narrativa e fantasiosa del racconto. Non manca una forte dose di ironia: le vittime, infatti - tutte persone esistenti e perfettamente riconoscibili nella realtà (qualcuno che si è riconosciuto ha avuto modo di sollevare comprensibili rimostranze) - vengono 'prese in giro' con i nomi usati nel testo, che riportano a persone con cui lui o lei e l'autore hanno avuto a che fare nella realtà, che soltanto loro due possono riconoscere e che avevano caratteri e modi di fare su cui entrambi hanno riso sovente.
Data questa cornice, l'intera storia, in sostanza, costituisce una catarsi che interessa, prima di tutto, chi l'ha scritta, catarsi che si realizza pienamente in quella fondamentale funzione liberatoria che è insita nella scrittura, tanto da essere spesso usata in sede medica come terapia. Ma affinché tale liberazione avvenga l'autore deve immergersi a capofitto in quella che lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung definì "ombra", elemento appartenente alla psiche di ogni essere umano e che coincide con le nostre pulsioni più profonde ma che comporta in noi un'intensa conflittualità, dato che in essa risiede, da una parte, la nostra natura, il nostro io e la nostra essenza, dall'altra anche molte tendenze inverosimili e inaccettabili cui è doloroso fare fronte, pur se facenti parte del profondo della natura umana.
Tale sostrato, che si può definire 'psicoanalitico', motiva, nella storia, il fondamentale aiuto fornito agli investigatori che inseguono l'assassino dallo psicologo che lo ebbe in cura. E motiva anche l'uso, nelle ultime pagine, del 'flusso di coscienza', elemento narrativo entrato nella letteratura europea proprio dalla comparsa del romanzo psicologico nel Novecento. Flusso che, in un delirio di ricordi, miraggi e allucinazioni da parte dell'omicida, porterà all'esito finale. Di grande impatto la copertina, opera di Alberto Ponticelli, fumettista di fama internazionale.
(Recensione fornita dall'autore)



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