Casa Editrice: Sovera Edizioni - 160 pagine
Disponibile in formato cartaceo
Genere: Storie vere
Trama:
Molte storie cominciano in silenzio, lontano da tutti, coperte dall'indifferente oscurità della notte e dei cuori. Così è cominciata, o meglio è finita la storia di Mario Biondo ed è cominciata quella di Pippo, Santina, Andrea, Emanuela e di tutte le persone che gli vogliono bene. Mario è morto solo, in compagnia forse di un segreto che non avrebbe mai dovuto scoprire, del quale non avrebbe mai dovuto parlare con nessuno e che l'ha accompagnato nell'oblio insieme a quel "mostro dagli occhi verdi" che è la gelosia. Mani ignote hanno spento il lume della sua vita e, grottescamente, hanno voluto farci credere che fosse stato lui stesso, Mario, a farlo. Altre mani, altre menti si sono finora ostinate a non voler guardare in faccia una verità che urla vendetta ed hanno trasformato questa già triste vicenda in un vero e proprio intrigo internazionale che abbiamo cercato di inseguire e rendere pubblico fin dove siamo potuti arrivare.
Recensione: "Morte di un bravo ragazzo- L'incredibile storia di Mario Biondo", scritto da Paolo Gentili, in collaborazione con la madre della vittima, Santina Biondo, si propone di dare nuove informazioni sulla morte del cameramen di Telecinco, avvenuta il 30 maggio 2013, e sui dubbi di quale ne sia stata la causa: asfissia autoerotica? Suicidio oppure omicidio?
Mario Biondo era un giovane e promettente cameraman palermitano che aveva sposato una nota conduttrice (presentadora) spagnola, Raquel Sánchez Silva conosciuta in Honduras nel corso del reality "Supervivientes" (la nostra Isola dei famosi).
L'autore passa in rassegna le diverse teorie che vengono discusse sulla morte di Mario Biondo.
L'asfissia autoerotica è l'opzione che Raquel Sanchez Silva difende maggiormente, ma Gentili la rifiuta categoricamente anche perché il rapporto della polizia non menziona questa ipotesi.
L'ipotesi del suicidio non è una teoria ritenuta valida dall'autore e dalla famiglia (come hanno riferito in diverse occasioni). A Madrid Mario conduceva una vita "piena", con una carriera all'apogeo, inoltre la strana posizione del corpo, fa dubitare di questa teoria.
La versione che acquista forza in questo libro è quella dell'omicidio. Gentili sottolinea che non siano stati eseguiti durante l'autopsia tutti i test rilevanti, aggiungendo che ci sono molte incongruenze che "non reggono". I dubbi vengono alimentati dalla velocità con cui le autorità spagnole hanno fatto chiudere l'intero processo: discutibile l'autopsia nel Medical Institute, incomprensibile la superficialità nell'indagine, l'insolita analisi della scena, la mancanza di precisione nello stabilire l'ora della morte che è stata calcolata con giudizi qualitativi che sembrano quantomeno confusi. Nessuno ha misurato la temperatura superficiale del cadavere, nessuno ha pensato di misurare la temperatura del fegato o del retto. In particolare, "il medico spagnolo compie una serie di omissioni, ipotesi arbitrarie e una vera manipolazione del Biondo", spiega l'autore.
Poi le testimonianze, contraddittorie oppure studiate a tavolino, il comportamento della vedova, Raquel, che è più preoccupata della propria immagine pubblica e che diventa fredda, sfuggente e arrogante già dal momento in cui i Biondo, giunti a Madrid, rifiutano la cremazione del corpo e decidono che Mario debba essere sepolto in Italia.
I Biondo non si rassegnano all'idea che il figlio si sia suicidato, nel dicembre del 2013 fanno riesumare il corpo per una nuova autopsia da cui emergono nuovi elementi discordanti con l'esito della prima autopsia fatta in Spagna. Però c'è qualcosa di strano anche qui, vi sono manomissioni, colpose o dolose, di referti e il fatto non trascurabile che il professor Procaccianti, direttore del Dipartimento di Medicina Legale dell'università di Palermo sia apparso in un servizio televisivo del TG3 reggendosi su un paio di stampelle e con il volto contuso.
Gentili presenta, inoltre, una ricerca condotta dal dottor Cusimano, esperto di Scene del Crimine, in cui si afferma che Mario è stato aggredito e stordito da terzi che, dopo averlo strangolato con un cavo, avrebbero inscenato il suicidio per impiccagione con la pashmina.
Per quanto riguarda il motivo è abbastanza chiaro, da tutte le indicazioni raccolte in anni di ricerca, ricostruzioni e osservazioni, il povero Mario avrebbe scoperto una verità che per lui è stata fatale.
Gentili sostiene che è possibile dedurre con ragionevole certezza che Mario aveva scoperto documenti compromettenti per personalità molto importanti e potenti della penisola iberica, il che spiega le indagini in Spagna svolte con una modalità che può essere definita, quantomeno, discutibile. Gentili sostiene che Mario avrebbe parlato di queste cose con le persone sbagliate (questo spiegherebbe il "Loco, loco, loco" udito pronunciare a denti stretti dal manager di Raquel durante il funerale) e sottolinea la posizione del corpo che, nella cultura della mafia, è riservata a persone che hanno ascoltato qualcosa che non avrebbero dovuto.
Non ultima è l'ipotesi del coinvolgimento di sette massoniche o praticanti riti esoterici.
Un libro che è testimonianza, verbalizzazione dell'inchiesta su una vicenda che si è "schiusa" recentemente grazie alla determinazione della famiglia di Mario. Il caso, riaperto a maggio da un magistrato spagnolo, in Italia è ora nelle mani dei sostituti procuratori Domenico Gozzo e Rita Fulantelli. Il corpo di Mario Biondo sarà sottoposto a una terza autopsia in Italia.
Avvalorando la tesi che Mario è stato ucciso, ora il procuratore generale di Palermo ha deciso di stabilire la verità finale con un nuovo esame.
"Pazienza per un poco: le calunnie non vivono a lungo. La verità è figlia del tempo: tra non molto essa apparirà per vendicare i tuoi torti", con questa frase di Immanuel Kant è introdotto l'ultimo capitolo di un libro-inchiesta che è obiettivo, nonostante la collaborazione di Santina Biondo possa far pensare al contrario; una scrittura incalzante, coinvolgente, che riesce a far emergere, mentre sviscera la vicenda, la grande dignità e forza di cui è capace una famiglia che ha perso un figlio e che non si arrende di fronte a nulla per scoprire la verità.
(Luisa Debenedetti)
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