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Genere: Noir

Trama:
Cetarti trascina le sue giornate rinchiuso in casa, sprofondato davanti alla Tv in nuvole di fumo. Una sera, mentre Discovery Channel trasmette un documentario sulla pesca dei calamari giganti, squilla inaspettato il telefono. Un tale da Lapachito, nel Chaco, lo informa che sua madre e suo fratello sono stati uccisi a colpi di fucile. Sedici ore e settecento chilometri più tardi Cetarti si ritroverà così nella profonda provincia argentina, in un paese di strade melmose, case diroccate, sole implacabile, per recuperare i resti dei suoi familiari. Dentro la teca domestica, o fuori, sotto un sole tremendo, il paesaggio è lo stesso: un mondo senza accadimenti e senza emozioni, come se tutto fosse già stato e dell'umano esistere non restasse altro che la condanna a un moto perpetuo e inerziale.
Cetarti scivola inerte incontro al suo destino che lo accoglie con la faccia grossa e i denti marci di Duarte, ex sottufficiale dell'aeronautica, collega e amico dell'assassino di sua madre. Insieme a Duarte e al suo giovane e stordito aiutante, Cetarti proseguirà il suo vagabondare in un nulla stipato di espedienti per sopravvivere: una truffa per riscuotere l'assicurazione dei defunti, il trasloco nella stamberga del fratello ucciso e da tempo perso di vista, il coinvolgimento nei traffici criminali dell'ex sottufficiale. Il viaggio di ritorno dei tre da Cordoba, dopo aver incassato i soldi dell'assicurazione, riserva un inatteso finale.

Commento:
Romanzo d'esordio di Carlos Busqued, Sotto questo sole tremendo è uno di quei libri che fa quasi male leggere, perché ciò che traspare - con crudezza e senza giri di parole - è la realtà nei suoi aspetti peggiori, con la rassegnazione tipica di chi non si aspetta più nulla dal domani ma anche con quell'aridità d'animo, quella freddezza, quell'indifferenza di chi, ormai, è pronto a tutto pur di sopravvivere.
Sopravvivere si, perché le esistenze che l'autore descrive hanno toccato il fondo, sono arrivate a quel limite estremo che porta i protagonisti a trascinare le giornate in modo passivo, subendo qualsiasi evento senza emozione né coinvolgimento e, con lo stesso atteggiamento di indifferenza, facendosi coinvolgere in eventi più o meno pericolosi, dannosi, illegali, senza un neppur minimo accenno di riflessione sulle conseguenze, per sé e per gli altri.
Un romanzo minimalista per quel che riguarda descrizioni e caratterizzazione dei personaggi: Busqued, infatti, non si dilunga più di tanto a descrivere Lapachito, quel paese di cui sappiamo solo che le strade erano maltenute e coperte da un sottile strato di fango. [...] La maggior parte delle case aveva i muri scrostati, invasi da macchie di umidità e da crepe vistose, conseguenza dello sprofondamento sbilenco degli edifici. Nello stesso modo scarno ci parla di Cetarti, Duarte e Danielito, non per mancanza di attenzione verso il lettore né per la poca importanza data all'aspetto caratteriale dei personaggi, anzi! Semplicemente, lascia che siano gli eventi e i dialoghi tra i protagonisti stessi a presentarli, perché nessuna descrizione potrebbe chiarirne l'essenza ed il modo di essere in modo tanto diretto ed immediato.
Delle vite ai margini, delle esistenze borderline che sembrano quasi non aver nemmeno motivo di essere né regioni per proseguire, eppure... qualcosa può forse ancora cambiare?
(Maria Guidi)



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