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Genere: Saggi

Trama:
Il libro ripercorre la storia del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria nel contesto genovese e a livello nazionale. Nato da una corrente del PSI, per un decennio questo partito ha svolto un ruolo politico non marginale, specie negli anni della contestazione studentesca e delle lotte operaie. Nella storia del socialismo italiano, la scissione dalla quale il PSIUP prende origine, è la più importante per dimensione quantitativa e il suo epilogo (un partito che porta a un'altra formazione oltre mezzo milione di voti, migliaia di "quadri" e circa trentamila militanti) costituisce un fenomeno unico. Nonostante ciò, la vicenda non è stata ancora narrata. Questo volume cerca di contribuire a sanare la mancanza.

Commento:
Enrico Baiardo racconta la nascita e la fine di un movimento che è stato considerato da molti una semplice meteora, ma che in realtà ha condizionato l'esperienza politica e sociale degli anni '60 e '70.
In un periodo storico in cui l'avvento di un assetto sociale "altro" dal capitalismo viene considerato reale e realizzabile, il Psiup diventa portavoce delle istanze del movimento dei lavoratori che non si riconosce più né nel Psi né nel Pci. Il Psiup nasce da una scissione: nel 1964 dal movimento socialista ventidue segretari di Federazione, trentotto parlamentari e quasi tutta la Federazione giovanile confluisce nel Psiup e con essi oltre la metà dei quadri della Cgil. Una svolta epocale di cui tutt'ora poco si parla e poco si ricorda.
Baiardo ce la illustra abilmente da un punto di vista particolare e privilegiato, quello della Genova degli anni '60; gli anni dell'Italsider e dell'Ansaldo, che fanno diventare la città ligure capitale dell'industria pubblica e della cantieristica. Ma anche gli anni di forti disagi e tensioni sociali: sono di quel periodo l'occupazione della Facoltà di Lettere in via Balbi e i cortei studenteschi a sostegno del popolo vietnamita. Un'esperienza, quella all'interno del Psiup, vissuta come privilegio. Nella postfazione Roberto Speciale ricorda come il periodo che ebbe l'occasione di frequentare da vicino il partito sia stato - al di là dell'aspetto politico - un momento formativo di grande significato. Corrispondeva ad un bisogno di politica (di politica nuova) che circolava molto in quegli anni... Era gusto di libertà ma anche di impegno profondo nel provare a contribuire a migliorare lo stato di cose presenti.
Posizioni a volte estremiste - nell'intransigenza dimostrata, per motivi diversi, nei confronti di Psi e di Pci - ma anche e soprattutto aperte e democratiche. Il Psiup - che con il quarto ed ultimo congresso nel luglio del 1972, quasi inspiegabilmente scompare confluendo in altre realtà - è stato un grande movimento di massa, ha avvicinato alla politica un'intera generazione ed ha condizionato (e per certi versi condiziona tutt'ora) il panorama politico ed il modo di pensare di molti, politici e non.
Un'opera davvero certosina, quella di Baiardo, di recupero di fonti e documenti, atti di convegni e trascrizioni di interventi ufficiali; un lavoro certamente non facile, e che ai più o a chi non ha vissuto in quegli anni, risulterà di difficile lettura, ma che merita un'attenzione particolare perché fa parte della nostra storia recente e perché affronta temi ancora attuali.
(Raffaella Galluzzi)



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