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Genere: Viaggi

Trama:
Nel 1932, il ventitreenne Robert Fulton, fresco di laurea, durante una cena annunciò di voler fare il giro del mondo in motocicletta. Il suo scopo era far colpo su una ragazza, invece provocò l'entusiasmo e l'ammirazione incontenibile di un altro ospite, un rappresentante dello storico marchio inglese di moto Douglas, che si dichiarò disposto a fornirgli il necessario per l'impresa. Ebbe inizio così il primo giro del mondo in motocicletta di cui si abbia testimonianza.
Punto di partenza Londra, meta finale New York, passando attraverso ventidue paesi di Europa, Medio Oriente e Asia, in sella a tre quintali e mezzo di gomma, cromo e acciaio, con pochi indumenti e una pistola. Un'avventura durata diciotto mesi in cui Fulton visse "un'Odissea a due cilindri", alla scoperta di mondi e culture sconosciute, in balia degli eventi e dell'imprevedibile: gli assalti da parte delle tribù pashtun al confine tra Afghanistan e Pakistan, la prigionia nelle carceri turche, molte guerre civili. Ma anche l'incontro con un'umanità che lo accolse e aiutò nei momenti più difficili.
Il volume, accompagnato dalle fotografie fatte dallo stesso Fulton, è il racconto di un'avventura leggendaria che ha segnato la letteratura di viaggio moderna.

Commento:
Inizia quasi per gioco l'avventura di Robert Fulton, un viaggio intorno al mondo su una moto Douglas con il solo conforto di una valigia di cuoio con cinepresa, una camicia di ricambio e uno spazzolino, oltre ad una pistola nascosta negli stivali e il magico richiamo del viaggio: ogni giorno una strada nuova, un letto diverso, un cielo differente. Una Odissea a due cilindri che lo terrà impegnato per quasi 18 mesi a cavallo tra il 1932 e il 1933, e che gli regalerà avventure e incontri inaspettati.
Dalla Turchia all'Afghanistan, fino alla vallata di Nimla, circondata da cime imbiancate e dal deserto... isolata dal resto del mondo. Da Kabul a Maidan, fino al lago Toba, considerato sacro dai selvaggi. E ancora su la Route Mandarine, ovvero la Route Coloniale n. 1, che collegava la frontiera del Siam con la Cina, terra di pagode millenarie, dove era ancora diffusa la pratica dei piedi fasciati e per un penny potevi lavarti viso e piedi e usare lo spazzolino comune.
Un lungo e avvincente diario di viaggio che è un'istantanea su un mondo che ormai non esiste più e che diversamente non potremmo conoscere, se non grazie alle accurate descrizioni di Fulton e alle numerose fotografie in bianco e nero che arricchiscono il volume. Un'avventura che è anche un viaggio interiore, alla scoperta dei propri limiti e di un'umanità poco conosciuta, che vive all'ombra della cosiddetta civiltà e che lascia all'autore un ricco bagaglio di insegnamenti e di valori, primo fra tutti quello dell'accoglienza e dell'ospitalità.
I cambiamenti, i passaggi erano stati molto graduali e così ogni cosa mi era sembrata perfettamente naturale, osservata nel suo contesto. L'europeo con la sua filosofia politica, il siriano con la sua latta di benzina, l'afghano con il suo fucile, il cinese con il suo aratro e la sua strada: ciascuno di loro mi era sembrato perfettamente integrato nel suo ambiente e in armonia con tutto quello che gli era attorno.
La lunga carrellata di volti che chiude il volume, il beduino con la sua pecora, alcune donne velate che stringono i loro bambini al petto, dei soldati afghani in bella posa e una anziana donna che nasconde il sorriso dietro alla mano, tutti questi volti che hanno fissato l'obiettivo della macchina di Fulton rimarranno per sempre impressi nelle nostre menti. Così come l'autore penserà continuamente loro con una inspiegabile malinconia, che è anche gioia, la stessa malinconia che ti prende quando devi separarti da un amico che hai appena conosciuto.
(Raffaella Galluzzi)



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