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Genere: Amicizia

Trama:
A Huntsville, Texas, un uomo sta per essere giustiziato. A Roma Marco Rossi ha una vita allo sfascio, sospeso in un'esistenza insoddisfatta sempre più precaria non ha idea di chi sia quest'uomo né del perché sia stato chiamato ad assisterlo negli ultimi giorni prima dell'esecuzione. La storia ci porta così avanti e indietro nel tempo, ricostruendo 30 anni di vita perduta. Fino al momento in cui Marco capisce che deve correre in Texas il prima possibile.
Il ritmo del silenzio ci porta dalla Siena anni '80 al caldo torrido del Texas meridionale. Il come è tutto da scoprire nel mezzo della storia, perché questo è un romanzo di formazione e di riscatto, e insieme un thriller dei migliori. Un romanzo che non tradisce nessuno dei suoi generi e che si fa mangiare pagina per pagina.

Commento:
Ci sono romanzi dei quali è difficile parlare, soprattutto se sono piaciuti tanto e sembra che qualsiasi cosa si dica è banale e scontata. Questo è ciò che accade con Il ritmo del silenzio, uno di quei libri che ti entra dentro man mano che vai avanti con la lettura e che, al termine, ti lascia quasi un senso di vuoto, perché sai che non avrai più modo di incontrarne i protagonisti.
Otello Marcacci, nel suo romanzo, parla di amicizia, quella vera, quella con la A maiuscola che è difficile trovare nella vita ma che, se capita, ti porti dietro per sempre, a prescindere dal tempo che passa, dalla distanza, dagli errori... Questa amicizia è il tema portante del libro, che non è però sdolcinato né leggero, anzi; è un romanzo duro che racconta episodi di vita vera, che parla senza inutili giri di parole delle delusioni che spesso l'età adulta si porta dietro, degli errori che si commettono con superficialità per pagarne poi le conseguenze fin troppo a lungo, ma che parla anche di famiglia, di complicità, di sesso, di pena di morte, religione e tanto altro.
L'intreccio scorre avanti ed indietro nel tempo, guidato da diverse voci narranti (anche se è prevalentemente Marco a parlare) che, nella loro alternanza, descrivono gli eventi che hanno coinvolto i tre protagonisti - Marco Atomino, Totò ed Henry - dall'università fino all'età adulta, con piccole e grandi tragedie, successi e delusioni.
Questi salti nel tempo non confondono però, anzi, danno l'esatta percezione dei cambiamenti avvenuti nei tre giovani crescendo, di quali sono stati i momenti cruciali nelle loro vite, quelli che li hanno portati a diventare ciò che sono ora, decisamente diversi da quel che immaginavano trent'anni prima.
E' quasi doloroso vedere i tre ragazzi rinunciare, pian piano, ai loro progetti e diventare proprio quel che non volevano, eppure risulta impossibile non farsi coinvolgere dalle loro vicende, poiché l'autore ha uno stile narrativo fluido e diretto che cattura e non permette di restare indifferenti.
L'amicizia - che a distanza di anni mantiene la stessa intensità - riavvicina i tre amici e ci fa conoscere anche Scottie, perché certi sentimenti non hanno colore; porta poi il lettore a riflettere sulla pena di morte, con le lunghe discussioni sul tema tra Marco e Scottie; ci parla di famiglia, con Elenora e suo padre ma anche dei problemi che il gigante nero ha con la sua e quel che ne consegue; ci parla di guerra, mafia e violenza, che Henry e Totò cercano di evitare in ogni modo.
Il ritmo del silenzio, nonostante il titolo, è un romanzo che fa invece tanto rumore nell'anima e il cui epilogo, pur lasciando per certi aspetti un sapore amaro in bocca, apre alla speranza. Bellissimo.
(Maria Guidi)



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