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Genere: Religione e spiritualità/Saggi

Trama:
L'incendiaria Théologie portative holbacchiana comincia la sua circolazione clandestina a Parigi e per l'Europa a partire dall'estate del 1767. La Théologie portative, sfruttando la voga del dizionario tascabile prepotentemente rilanciata da Voltaire, è uno dei titoli più ricercati sul mercato. La tesi fondamentale della Teologia portatile è presto detta: frutto dell'immaturità, dell'ignoranza e della paura, la religione è sorta come immaginario mezzo di protezione a fronte dei pericoli e delle calamità reali che incombono sulla vita degli uomini, ma deve la sua istituzionalizzazione, il suo sviluppo e la sua secolare sopravvivenza agli incomparabili servigi che essa è in grado di rendere a ordinamenti sociali gerarchizzati in funzione di privilegi non giustificabili razionalmente. Religione e impostura sacerdotale sono sostanzialmente la stessa cosa. L'obiettivo di d'Holbach è lo stesso di Voltaire: abbattere il potere di un clero che diffonde al contempo superstizione, fanatismo e repressione. Non solo D'Holbach vuole fare piazza pulita dei preti e del cristianesimo, ma intende liquidare l'idea stessa di Dio.

Commento:
Sulla scia dell'Encyclopédie, D'Holbach da vita ad un opera a dir poco rivoluzionaria per i suoi tempi: maneggevole, non eccessivamente costosa e simile ai nostri dizionari tascabili. In essa è racchiusa l'esperienza di anni passati a pubblicare clandestinamente materiale di propaganda anticristiana, antireligiosa e soprattutto anticlericale, mentre le sue dimore di rue Saint-Roch e Grandval diventano rifugio di diversi intellettuali fra i quali i collaboratori dell'Encyclopédie. Ne nasce un libro che Voltaire definisce livre dangereux e che, come scrive Tomaso Cavallo nell'introduzione, a suo tempo costava la galera ai librai che avevano l'ardire di smerciarlo.
Leitmotiv dell'opera, che inizia la sua diffusione clandestina a partire dall'estate del 1767, è che la religione è frutto dell'ignoranza e dell'immaturità di un'umanità che non è attrezzata a fronteggiare e superare le difficoltà dell'ambiente in cui vive; da questa deficienza e dalla paura che ne scaturisce, nasce il bisogno di protezione e di rassicurazione che l'uomo trova appunto nella religione e negli ordini ecclesiastici. E la paura non crea che schiavi [...] che credono che tutto divenga lecito quando si tratta o di guadagnarsi la benevolenza del loro Signore, o di sottrarsi ai suoi temuti castighi (Holbach, Il buon senso).
La struttura in dizionario, con voci e relativa spiegazione, rende la lettura agevole e veloce; D'Holbach, con mal celato sarcasmo, sviscera ogni aspetto della religione cristiana e soprattutto i forti condizionamenti che essa esercita sul potere temporale, per cui politica mondana e morale profana sono completamente trascurate. Infatti tutta la politica, scrive D'Holbach, consiste nel legarsi agli interessi del clero e tutta la morale consiste nell'ascoltarlo. Se un giorno gli uomini si svegliassero con una maggiore consapevolezza di quella che è la morale e di che cosa significa giustizia; se tollerassero che esistono diversi punti di vista e che ognuno è libero di pensarla come vuole, purché si comporti da uomo onesto; se invece del catechismo si insegnasse una morale comprensibile e condivisibile da tutti; se si decidesse, infine, di ascoltare la ragione, non ci sarebbe più bisogno di fede, religione o clero. E, probabilmente, l'uomo sarebbe più libero. Questo scriveva D'Holbach nel suo Discorso preliminare alla Teologia Portatile, pubblicato ben tre secoli fa ma ancora attuale.
(Raffaella Galluzzi)



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