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Genere: Narrativa

Trama:
Due le emozioni che accompagnano il lettore nei sentieri di parole disegnate da Fabio Musati: l'ebbrezza della fuga verso mondi solo in apparenza banali e l'impressione, la sfuggente sensazione, di cogliere nelle parole dei protagonisti la via per il segreto delle "cose" che appartengono al nostro quotidiano.
Ogni racconto si trasforma in un'avventura da vivere a capofitto, tenuti per mano da una guida che ci osserva da lontano: lo sguardo di Kafka che regala alla logica la possibilità di cogliere l'identità degli uomini condensata in un attimo sottratto alla continua evanescenza delle esistenze. Diversi i generi attraversati da Musati: dal thriller al fantastico non smarrendo mai come punti di riferimento i momenti fondamentali dell'esistere umano: l'amore, il sesso, il confrontarsi con se stessi.

Commento:
Un libro di difficile classificazione questo di Musati che, con i suoi nove racconti, spazia dal fantasy all'horror, dal mistery al thriller, presentando al lettore delle vicende particolari che mostrano realistiche scene di vita quotidiana ma anche situazioni appartenenti al mondo onirico e metafisico. Si tratta quindi di storie molto diverse per genere ed ambientazione, ma accomunate da un filo sottile: l'essere umano a confronto con se stesso, con le proprie paure e manie, con quelle riflessioni irrazionali fatte esclusivamente tra sé e sé e che non si confiderebbero mai a nessuno, perché evocate da vicende surreali che assumono però, nella mente di chi le vive (e del lettore), concretezza e realismo.
In La gabbia e La tartaruga troviamo come co-protagonisti due animali, una piccola cavia bianca ed una tartaruga appunto, che assumono però ruoli opposti nel racconto. La cavia rappresenta fonte di inquietudine per il proprietario, che la sfida cercando di stravolgerne la vita e i ritmi perché incapace, invece, di modificare la propria esistenza. La tartaruga, al contrario, sembra identificare proprio la voglia di cambiamento, il bisogno di rimettersi in gioco per cambiare e essere accettati dagli altri, ma anche la frustrazione che deriva nel non riuscirci.
Le case abbandonate, Natale in Padania e Il faro sono racconti tristi ed intensi nei quali sono i luoghi ad assumere importanza, con i ricordi che si portano dietro anche quando le persone non ci sono più, per raccontare di amore e passioni, di tradimenti e gelosie, di rimorsi e pentimenti.
Il nuovo inquilino, Borromeo il cerimoniere e Oltre il capolinea sono tre storie particolarissime, in cui fantasia e realtà, mondo fisico e metafisico, si intrecciano per dar vita a vicende ricche di mistero, attraversate da una sottile vena di inquietudine.
Spicca tra tutti La statua, dove la vena metafisica gioca col poco che sappiamo della mente umana e del suo funzionamento, delle strane connessioni tra presente e passato, tra corpo e anima, per creare un intreccio delicato e toccante.
Un libro breve con i suoi nove racconti, ma che regala, però, emozioni e coinvolgimento.
(Maria Guidi)



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