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FACCIAMO FINTA CHE NON SIA SUCCESSO NIENTE
di Maddie Dawson


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  • Genere: Amore e sentimenti

    Trama:
    In una normalissima mattina di febbraio, mentre si aggira con il carrello al supermercato, Annabelle McKay sente la vita crollarle addosso e scoppia a piangere in modo incontrollabile. Apparentemente non c'è nessun problema per cui valga la pena sentirsi così: ha un matrimonio invidiabile, due splendidi figli, una bella casa fuori città e un gruppo di amici fidati da invitare a cena. Ma in un solo momento si rende conto che sono ventotto anni che finge di ignorare quello che è successo all'inizio del suo matrimonio, quando si è innamorata di un amico di suo marito e l'ha tradito. E così a cinquant'anni, ora che i figli vivono fuori casa e quello che resta è il silenzio assordante e le distanze quotidiane, Annabelle si accorge che la forza di quell'amore è ancora terribilmente viva.

    Commento:
    Ho iniziato a piangere ieri da Crisenti, nel reparto surgelati. Non era uno di quei pianti teatrali. Era un pianto vero, con il naso che colava e gli occhi gonfi. (...). Non so dirvi perché sia successo proprio ora, forse perché è febbraio nel New Hampshire, che già di per sé può essere un'ottima ragione per crollare.
    Inizia così il romanzo di M. Dawson, un libro coinvolgente e ironico che fa un'analisi, a tratti spietata, del matrimonio e dei rapporti tra genitori e figli, parlando con leggerezza, ma senza superficialità, dei conflitti generazionali e dei piccoli e grandi compromessi che occore fare, ogni giorno, nell'ambito della famiglia.
    Annabelle, moglie, figlia e madre, è la voce narrante che, alternando il presente agli avvenimenti del passato, ci racconta la sua vita e ci parla d'amore, in tutte le sue sfumature.
    Eccola allora giovane, mentre affronta il rapporto con una madre solo apparentemente felice, che cercherà di insegnarle - in modo forse troppo sopra le righe - che l'importante è rimanere sempre se stesse, nonostante le difficoltà, amando un uomo ma senza annullarsi per lui.
    Da figlia a madre, il passaggio non sarà breve né facile: c'è sempre il timore di sbagliare, di non dare il consiglio giusto ma soprattutto, c'è il timore di deludere le aspettative filiali quando all'immagine materna si sovrappone quella della donna. Lo scontro con la figlia Sophie, quando questa si rende conto che sua madre ha avuto una vita di cui lei non sa nulla (e che giudica senza conoscere), dà in pieno la misura della distanza che separa le generazioni, della difficoltà che esiste - per chi ci vive accanto ogni giorno - di vederci al di fuori del contesto abituale, con altri ruoli, con idee e desideri che vengono spesso celati per quieto vivere.
    La parte principale del romanzo è però incentrata sulla figura di Annabelle come moglie. Il matrimonio con Grant, che incarna alla perfezione la figura dell'uomo innamorato ma chiuso in sé e concentrato soprattutto sul lavoro, rappresenta l'incomunicabilità nella coppia, la distanza che può crearsi tra uomo e donna non solo a causa di eventuali errori passati, ma per le piccole cose di ogni giorno che, se non affrontate e chiarite, minano la serenità allontanando sempre un po' di più. Annabelle però non è disposta a lasciare che ciò accada e se Jeremiah rappresentava per lei la passione, Grant rappresenta invece l'amore vero, quello per cui combattere e con cui costruire qualcosa, guardando al futuro.
    Un bellissimo romanzo, scorrevole e coinvolgente, che analizza le complicate relazioni familiari con ironia e semplicità.
    (Maria Guidi)



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