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COSE CHE GLI INSEGNANTI NON DICONO. Come i bambini imparano e si costruiscono la propria storia
di Andrea Muni


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  • Genere: Saggi

    Trama:
    Questo libro propone un nuovo approccio alla pedagogia e alla didattica, con particolare riferimento all'apprendimento della storia dei bambini. L'autore costruisce, come finzione verosimile, un dialogo tra un insegnante, alcuni bambini su alcuni testi su un'antica guerra che segna il passaggio dall'apogeo del mondo classico alla sua decadenza. Il dialogo si fa occasione di domande su cosa significhino per noi, oggi come nell'antichità, parole come "intelligenza", "democrazia" o "progresso". La didattica e la pedagogia si fanno teatro del mondo, specchio reale e metafora della vita.

    Commento:
    Il saggio di A. Muni propone un approccio completamente nuovo per insegnare la storia ai bambini, approccio che potrebbe però essere traslato a molti altri campi di studio. Il metodo illustrato non si basa sul modello classico dove il maestro insegna e l'alunno acriticamente impara, in una sorta di apprendimento meccanico della storia (e con essa, della personale interpretazione che il maestro ne fa), ma di un dialogo a cui tutti partecipano attivamente, cosa che consente ai bambini di costruirsi in autonomia le proprie conoscenze, pur lavorando insieme agli altri. Con l'approccio dialogico, quindi, gli alunni acquisiranno conoscenze che non saranno basate sulla semplice memorizzazione di quanto spiegato dall'insegnante, ma dall'analisi, dalla riflessione e conseguente comprensione dei dati riscontrati nei vari testi proposti.
    Questo modello, basato su uno scambio continuo tra tutti i partecipanti, assegna un ruolo primario al maestro: egli, con domande mirate ed evidenziando eventuali discordanze presenti tra i testi utilizzati, stimolerà infatti la curiosità dei bambini e la loro voglia di conoscenza, cosicché essi inizieranno spontaneamente a porsi domande e smetteranno di avere un ruolo passivo nell'apprendimento, passando invece ad un ruolo attivo e partecipe. Chiaramente, anche con questo tipo di approccio il rischio che l'interpretazione delle vicende storiche avvenga in base alla personale visione degli accadimenti propria dell'insegnante è molto alto, dato che è proprio lui che, pur intervenendo solo con domande e input mirati, potrebbe comunque privilegiare gli aspetti che avallano la sua idea.
    Cose che gli insegnanti non dicono mostra, in ogni caso, un sistema di insegnamento che non fornisce ai ragazzi dei concetti preconfezionati ma li stimola a costruirsi le proprie conoscenze in modo autonomo, basandosi sulla comparazione di testi diversi e sull'analisi e interpretazione di quanto esposto; il metodo di studio così acquisito dallo studente potrà, più avanti, essere utilizzato anche in altre discipline.
    Il libro è molto interessante anche se, per la congrua presenza di termini tecnici e di riferimenti a libri e teorie proprie del campo filosofico e pedagogico (che vengono citate ma non esplicitate) risulta, a tratti, difficile da seguire per coloro che non hanno una preparazione specifica. La prima parte (Il contesto), soprattutto, ne risulta un po' appesantita, anche a causa di frequenti reiterazioni mentre la seconda e la terza parte (Il dialogo e Il commento) son decisamente più fluide e alla portata di tutti. Il capitolo centrale, che è quello su cui poi si basa tutto il volume, si snoda velocemente tra una domanda, un dubbio, un'ipotesi, mostrando al lettore un gruppo di alunni coinvolti da questo nuovo tipo di lezione, che imparano a confrontarsi ma soprattutto a non accettare passivamente le idee altrui, esaminando le situazioni da diversi punti di vista (compatibilmente con l'età). Infine, Il commento, suddiviso in tre parti, analizza quel che è avvenuto nel capitolo precedente, spiegando scelte e relative motivazioni, fino a raccogliere le fila di tutto. Un saggio decisamente interessante, che può aiutare non solo insegnanti e pedagoghi a rapportarsi in modo diverso ai ragazzi, ma anche i genitori, in quello che è il compito più difficile: aiutare un bambino a crescere, imparando a pensare con la propria testa, autonomamente.
    (Maria Guidi)

    Dello stesso autore:
    Legge e libertÓ



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