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Genere: Narrativa

Trama:
C'era un ragazzo chiamato Michele, come l'arcangelo, nato senza il mignolo del piede e soprannominato per questo l'Incompleto. Era cresciuto con suo nonno a Villa Paradiso e da grande voleva fare il poeta viaggiatore. C'era poi Iris la matta, quella che parlava con gli angeli e che Michele, da bravo eroe, voleva liberare e portare con sé. Iris viveva a Villa Paradiso. Rosetta la sarta, mamma di Michele, aveva una certa abitudine: cuciva, cuciva, ma non levava mai il filo dell'imbastitura, un po' come se lasciasse le cose a metà. Rosetta era sposata con Giovanni, un uomo grezzo come il sale che scavava. Giovanni voleva che Michele facesse il giudice. Non avrebbe mai capito suo figlio. Il nonno di Michele non si arrabbiava mai e aveva tanta pazienza, quella pazienza che nasce in chi ha a che fare con la natura, perché sa che per ogni cosa ci vuole il suo tempo. Non si può dare fretta a un fiore. Villa Paradiso accoglieva anche il nonno. Strano nome per un manicomio.

Commento:
Quanto può far male rinunciare a se stessi e ai propri sogni per amore degli altri, per paura, per dovere? Con questo romanzo la D'Amico cerca forse una risposta, mostrandoci le vite di due "diversi", Michele l'incompleto e Iris la matta, che seguono due percorsi diametralmente opposti, il primo apparentemente libero e la seconda apparentemente reclusa.
Le vite di Michele e Iris si sfiorano per un breve periodo - all'interno delle mura di Villa Paradiso, il manicomio - per poi prendere direzioni diverse e ricongiungersi, a distanza di tanti anni, sempre nello stesso luogo.
Michele, ormai adulto, incattivito e solo, si ritroverà a tirare le somme sulla propria esistenza, su ciò che ha perso e sulle cose cui ha, volutamente o meno, rinunciato diventando un uomo deluso ed amareggiato, nonostante i (presunti) successi raggiunti. Cosa è rimasto del dolce fanciullo che si isolava per leggere e che sognava di fare il poeta?
Iris, al contrario, nonostante abbia trascorso l'intera vita all'interno della casa di cura, è serena, soddisfatta, aiuta gli altri e sente di aver vissuto pienamente, senza rinunciare alla propria unicità per compiacere gli altri.
In un'alternanza di presente e passato, sogni e ricordi, visioni di angeli e fenici, la storia giunge al drammatico epilogo per mostrarci un uomo, Michele, che finalmente comprende il significato delle parole del nonno:
"Abbiamo un solo compito [...]: ascoltare la nostra essenza per comprendere chi siamo".
Una storia delicata che, nonostante le reiterazioni e un messaggio finale un po' confuso e da interpretare, sottolinea l'importanza del non tradire mai se stessi né i propri sogni, per non ritrovarsi, come Michele, rinchiusi in una prigione, magari senza muri ma altrettanto triste e soffocante.
(Maria Guidi)



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