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Genere: Storie vere

Trama:
Springfield, Oregon, 19 maggio 1983. Alle undici di sera, una donna si presenta al pronto soccorso: è sconvolta e ha una lieve ferita al braccio. L'unica cosa che riesce a dire è: "Hanno sparato ai miei figli!". E, infatti, nell'auto parcheggiata lì fuori, ci sono tre bambini coperti di sangue. Ma cos'è successo davvero? La madre, Diane Downs, sostiene che uno sconosciuto ha fermato la sua auto su una strada secondaria e poi si è messo a sparare contro di lei e i suoi figli. La sua versione, però, non convince né i medici né i poliziotti accorsi per avviare le indagini. Il percorso per trovare la verità sarà lungo e doloroso per tutti, soprattutto per i due bambini sopravvissuti.

Commento:
Questo libro fa male... come gli altri di questa autrice, ispirato purtroppo a veri fatti di cronaca, leggere e capire man mano ciò che è davvero successo, sconvolge e fa paura, perché ci mette di fronte a tutto l'orrore presente a volte nella mente umana. Agghiacciante credo sia il termine più adatto per descriverlo, perché non esiste un'altra parola altrettanto precisa per indicare le sensazioni che trasmette.
Raccontando una storia vera, la Rule assume spesso uno stile più giornalistico che da romanzo, illustrando dettagliatamente, ma senza mai annoiare, tutte le fasi delle indagini, del processo, le testimonianze e le ricerche approfondite fatte dagli investigatori, prima di accettare e credere reale l'orribile verità: come si può infatti credere, anche quando tutto lo indica, che una madre abbia sparato ai suoi figli?
Il libro cerca di fare entrare il lettore nella mente di Diane, la madre, e di capirne la psicologia per spiegare come sia possibile arrivare a tali estremi, come si possano considerare i propri figli un intralcio al punto di decidere di sacrificarli per quello che lei ritiene un grande amore; come possa una madre, anche quando il suo ruolo le sta ovviamente stretto come in questo caso, compiere simili orrori. Toccante e dolorosa la parte relativa alla testimonianza della figlia.
Un libro bellissimo (per quanto possa essere corretto usare tale termine visto l'argomento), personalmente credo uno dei migliori di questa autrice nonché uno dei più dolorosi.
(Maria Guidi)



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