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Racconti evangelici
di Angiolo Bandinelli

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    Casa Editrice: Galaad Edizioni - 82 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Religione

    Trama:
    "Bandinelli ha ritrovato in sé, con il sapore non dolciastro della verità, intesa evangelicamente, la musica necessaria a fronteggiare un'età venerabile facendo ancora ballare la vita nel parlottio della verità. [...] La Natività è incentrata sulle ansie di san Giuseppe, di Giuseppe innamorato della sua bambina, Maria, e stordito in fine sotto le stelle, tra i pastori, per effetto di un parto prodigioso non suo ma suo e universale. Il Messia è un re in incognito, un segnacolo di speranza umanitaria e politica, e la sua resurrezione è un trucco della storia sacra, il visibile di un vuoto per adorare l'invisibile divino. Non è una trovata letteraria, è speculazione evangelica se così si può dire, e tutto si può dire di quel bel libro in quattro parti o tre più una, selvaggio e misterioso, occidentale e orientale, che non sopporta parzialità e censure. Un'opera perfettamente riuscita è questa, lo si vede fin nella punteggiatura morale, nell'onestà dello spirito, per dir così, e nella bellezza del verso, che è sempre la caratura e la misura decisiva delle opere riuscite."
    (dalla prefazione di Giuliano Ferrara)

    Recensione:
    "Racconti evangelici", edito da Galaad Edizioni nella collana "I Lilliput", è un trittico di Angiolo Bandinelli. Tre racconti pubblicati, in diverse occasioni, sul quotidiano Il Foglio.
    L'Autore, personaggio noto sia politicamente sia culturalmente, propone una riflessione di tre momenti del cristianesimo entro il quale tutti, più o meno consapevolmente, storicamente viviamo.
    Nel primo è protagonista Giuseppe, un uomo non più giovanissimo, innamorato e sposo di Maria, una ragazzina che dopo qualche tempo scopre di aspettare un bambino senza aver conosciuto uomo. Una ragazza minuta ma forte, coraggiosa che accoglie quel figlio come figlio suo prima ancora che di Dio: la maternità è un dono sufficiente per lei. Giuseppe all'inizio è perplesso, l'ama, non dubita di lei, ma accettare quella gravidanza "contro natura" non gli è facile. Qualche dubbio gli viene, razionalmente decide di superarlo e quando vede la sua sposa col bambino si riconosce padre, l'amore per Maria è così profondo che gli fa accettare questa strana forma di paternità ed è felice.
    Nel secondo racconto, un Capo Carovana confida a Josef, un semplice cammelliere, quello che ha veduto e quelle che sono le sue riflessioni riguardo il periodo storico in cui si trovano. Racconta di aver visto questo Gesù, non un essere soprannaturale, bello come un re, infiammare le folle che vedevano in lui il "Messia", nel contesto ebraico un liberatore politico. Ed effettivamente, in quei tempi, l'attesa del Messia era spasmodica proprio per via dell'occupazione romana che, a sua volta, percepiva in quest'uomo un potenziale pericolo, condannandolo a morire sulla croce. Questi fatti convincono il protagonista che sia giunto il momento di dare al popolo il suo Messia, qualcuno in cui credere. "Credere è un'astuzia, eccitante, in bilico: comunque una sfida - credere e non credere. (…) E' ben diverso dalla verità che si impone come la legge astratta dei numeri, della misurazione." L'Autore, con tale affermazione, contrasta con la struttura compatta del mondo secondo la cultura greca del tempo, che giostrava attorno al "nome", cioè all'essenza delle cose. Gesù introduce nel mondo la dimensione 'ontologica', del nulla. Nato ebreo, certamente Gesù conosce l'incipit biblico: Dio crea il mondo e tutte le sue cose dal nulla e lui, con la sua morte, ne offre un'interpretazione estremamente drammatica. L'Autore afferma che Gesù non è venuto al mondo per mostrare l'ordine naturale, ma per distruggerlo in nome della carità. Il Popolo ha bisogno del suo Messia, Gesù è la persona giusta al momento giusto e, per crederci, la prova è la sua resurrezione. Occorre intervenire perché questa accada.
    Nel terzo racconto, a parlare è uno dei discepoli di Gesù che, mentre svolge la sua opera di apostolato, ripercorre il periodo in cui viveva con il Cristo, ascoltava le sue parabole, ne discuteva con gli altri discepoli. Termine di paragone è sempre la cultura greca ed i suoi dei, il titolo di "figlio di Dio", che nel contesto israelita era un titolo puramente simbolico, nella cultura greca non poteva che essere percepito in modo metafisico e letterale, anche perché nella religione greca era consueto supporre l'esistenza di esseri semidivini "figli di un Dio" e di una umana.
    Il Maestro è visto sempre compreso nel suo ruolo, quasi avulso dalla realtà, non ha mai chiesto a qualcuno, nemmeno ai pagani, di cambiare la propria religione, semmai di mettere in discussione la propria mentalità, la propria vita, i propri obiettivi, i propri valori.
    Gesù sempre dalla parte di chi è oggetto di diffidenza se non di aperta discriminazione: i pubblicani, le prostitute, i poveri, i lebbrosi, i malati, i samaritani, persino gli invasori romani che, in quanto individui, sono comunque considerati meritevoli di ricevere quantomeno una parola di conforto.
    Personaggio scomodo per quei tempi.
    In conclusione, la domanda che si affaccia alla mente è: "Qual è stato il reale fine del sacrificio di Gesù?". La religione ha portato nel mondo dolore e disprezzo per la vita, in nome di valori ultraterreni rispetto ai quali la vita ha importanza secondaria e subalterna. Più dolorosa e definitiva è la conclusione a cui la riflessione ci può condurre: Dio, la Parola o come lo vogliamo definire, è insensibile al dolore dell'uomo, permette lo svolgersi dell'orrore sulla terra, il perpetrarsi del male indicibile, di fronte al quale l'uomo rimane attonito e confuso, con il sacrificio di Gesù ha voluto unicamente accrescere il proprio potere. Gesù incarna l'Uomo e la sua disperata, vana, solitaria battaglia per la tutela, il rispetto e l'amore per la vita delle creature che popolano il mondo. La vita terrena, l'unica vita di tutti noi, l'unica verità.
    La lettura è supportata da un impianto lessicale chiaro ed efficace e stimola ad interrogarsi su quale sia la natura della nostra religione.
    Da leggere.
    (Luisa Debenedetti)



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