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La mela e altri peccati poco originali
di Massimiliano Colucci

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    Casa Editrice: Il Poligrafo - 208 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Narrativa

    Trama:
    Un giornalista dalla scrittura ben poco giornalistica; una famiglia dove ognuno accudisce il proprio segreto come se fosse un tesoro; un grande magazzino in cui si vende un unico prodotto, perturbante e rassicurante allo stesso tempo. E ancora: bambine divorate; medici alle prese con incomunicabilità intergenerazionale; immigrati lettori di Dumas... Sempre in bilico tra vita e letteratura, i racconti di Massimiliano Colucci mostrano un raro caso di telepatia: il pensiero dello scrittore si fa idea e l'idea si incarna in una lingua dallo stile talmente puntuale e coerente che si incide nell'immaginazione del lettore, tornando a essere pensiero attivo. I piccoli, banali, corrosivi peccati che ogni giorno sfuggono agli esseri umani, i peccati di tutti i giorni, che commettiamo senza farci caso, sono descritti in questo libro con uno spirito chirurgico ma non spietato, ironico ma non crudele, attraverso uno sguardo che ci abbraccia tutti, senza lasciar fuori nessuno.

    Recensione:
    La mela e altri peccati poco originali è una raccolta di racconti uniti dal filo del peccato, della colpa.
    E' un romanzo che in un modo a volte distaccato dalla realtà, ma perfettamente integrato nel mondo, parla dei vizi capitali.
    I racconti si susseguono uno dopo l'altro, diversi i protagonisti, ma tra loro esistono delle somiglianze come la professione, tanto per fare un esempio.
    La scrittura dell'autore è particolare, molto personale e all'inizio può essere disturbante, di difficile comprensione, ma tutto sta nell'abituarsi al ritmo, al suono delle parole scritte. In breve la musica delle pagine cattura e trasporta in mondi che fanno perdere la cognizione del tempo.
    Ci si accorge della follia, dell'ironia, del sarcasmo, dell'amarezza, della rabbia, della bellezza racchiuse in queste pagine. Questo libro è come una mattina nebbiosa che col procedere delle ore si trasforma in una giornata di sole, e allora ci si ritrova a finire una storia chiedendosi cosa ci aspetterà nella prossima, senza averne un'idea, perché da questo autore non sappiamo cosa aspettarci: banale non è un aggettivo che gli appartiene, scontato nemmeno.
    Certi racconti piacciono di più, altri di meno, questo è soggettivo del lettore, ma capiterà che prima o poi in un pensiero, in una frase, in una descrizione, ritroveremo qualcosa di noi, facendo affiorare un sorriso e un senso di appartenenza.
    Una piccola pecca la si può riscontrare nel primo racconto La mela. Per il modo in cui è scritto, pieno di citazioni, pensieri slegati che si rincorrono o si accavallano, porta in sé il pericolo di spaventare il lettore, di intimidirlo, con la conseguenza di fargli abbandonare prematuramente un libro che ha molto da dire.
    Al contrario le ultime pagine Compieta con le parole dirette dell'autore, sono molto belle e chiarificatrici, tra l'altro spiegano il perché del titolo dell'opera.
    Un libro non per tutti, da leggere a piccoli sorsi o tutto d'un fiato, avendo cura di quel paio di unicorni che si celano tra le pagine.
    (Tatiana Vanini)



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