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La mandria umana
di Vittorio Nacci

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    Casa Editrice: CSA - 164 pagine




  • Genere: Narrativa

    Trama:
    "La mandria umana" è una raccolta di racconti che trasporta il lettore, a poco a poco, ora nell'ombra ora nelle zone luminose delle relazioni umane. Le storie si adagiano in reti fittissime di sguardi e parole e il corpo è una metafora che scorre, che ringrazia, che cura, che attende. Oltre la superficie vi è la scoperta dell'esistenza, il cielo che si fa pioggia, la trasmutazione: da me a te. Per ogni crepa ci sarà sempre una mano che curerà una ferita. Da qui la Mandria umana, da qui l'umana ri-nascita. E' questa la possibilità che Vittorio Nacci ci offre in questi racconti, di muoverci nelle vite selvatiche dei personaggi: ci permette di affezionarci a loro come facessero parte della nostra quotidianità, come fossero quel qualcuno a cui vogliamo bene, che conosciamo da sempre e che non vorremmo perdere mai.

    Recensione:
    La Mandria Umana è l'opera prima di Vittorio Nacci, paroliere di musica leggera, che ha deciso di mettersi alla prova sperimentando, come ci racconta, "la dimensione della scrittura pura".
    Ci offre quindi, pubblicata da CSA Editrice, una raccolta di diciannove racconti, tecnicamente meglio definibili come novelle, quasi tutte narrate in prima persona e che attingono ambientazione, personaggi e atmosfere dal proprio vissuto.
    L'opera si inserisce perfettamente nella tradizione della novella novecentesca che, a differenza del racconto breve, perde la trama e si fa momento di riflessione, descrizione di ricordi e fotografia del quotidiano.
    Nacci percorre questa via rivivendo le proprie memorie di bambino, di adolescente, di studente universitario e poi di uomo che, arrivato forse a un'età in cui ci si guarda alle spalle e si teme di "crescere e invecchiare", evoca e si crogiola in emozioni, relazioni e amicizie vissute.
    Lo sfondo sentimentale di ogni suo narrare è una certa solitudine, non triste e malinconica, ma efficace strumento di osservazione.
    Eccezion fatta per "Damiano" e "Carmelina", dove i protagonisti son meglio delineati e per la poetica "Vento", l'autore ci svela i suoi personaggi in precisi momenti della loro vita, della loro quotidianità, senza approfondirne l'aspetto psicologico e lasciando al lettore alcuni indizi che permettano d'immaginarlo e di ricostruirlo. Attori importanti di tutta la raccolta, sono il sole e il mare, che abbracciano e accompagnano quasi ogni pagina; probabilmente elementi imprescindibili dalla percezione di sé che ha Vittorio.
    Da un punto di vista letterario, è evidente l'influenza di Raymond Carver, forse troppo presente, tanto da far apparire alcune pagine delle vere e proprie imitazioni. L'opera condivide con "Le Solitarie" di Ada Negri, l'aspetto autobiografico, vero o inventato che sia, motore della narrazione e con i "Racconti Romani" di Moravia, la volontà di rappresentare, senza interpretazioni né alcun giudizio, momenti di vita "comune".
    Dal punto di vista artistico, "La Mandria Umana" però è debole; Nacci non riesce a elevare i contenuti dei suoi scritti, lasciando le vicende narrate in un'atmosfera quasi adolescenziale; manca un po' di spessore.
    Sottolineiamo come la novella sia un genere letterario difficile, soprattutto per chi, come l'autore, proviene dalla musica leggera, cioè da quanto di meno artistico e profondo la piatta televisione e la terribile discografia italiana abbiano creato dalla metà del secolo scorso, oscurando, con un marketing spietato, espressioni artistiche musicali di ben altra levatura.
    Proprio per questo lo sforzo acquista più valore e ci auguriamo possa rappresentare l'elemento di passaggio a una forma espressiva sicuramente più esigente dal punto di vista intellettuale e culturale, che il talentuoso Vittorio saprà interpretare al meglio.
    Sapienti la costruzione della frase, la morfologia e la sintassi, ben curate e impreziosite da un ottimo lessico.
    Vittorio Nacci rivela una notevole capacità descrittiva e un ritmo ben adattato alle esigenze narrative.
    Considerato che è un esordio, il nostro giudizio non può che essere positivo.
    (Paolo Tognola)



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