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La contrada dei tagliatori di pietra
di Flavia Guzzo

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    Casa Editrice: Flavia Guzzo - 409 pagine
    Disponibile in formato ebook




  • Genere: Storie vere

    Trama:
    Enego, l'Altopiano di Asiago, le donne, la guerra: un romanzo sulla vita nell'Altopiano di Asiago a inizio '900, sulla Grande Guerra, sull'esodo totale dell'Altopiano di Asiago avvenuto fra il 1916 ed il 1917.
    1901: Teresa, della Contrada dei Tagliatori di pietra, Altopiano d'Asiago, ha una madre vedova, donna passionale, che a sessant'anni suonati morirà fra le braccia di uno sconosciuto venuto da chissà dove, ha una sorella, Antonia, bigotta intransigente ed ipocrita, che, pur se vergine ed inesperta, non esiterà a forzare il suo facoltoso ma pio fidanzato ad un rapporto sessuale per guadagnarsi il desiderato matrimonio, e ha un amore, Meni, per il quale manderà a monte il suo matrimonio a pochi giorni dalle nozze.
    Corteggiata dal capitano Osvaldo, giovane di buona famiglia attratto dal nascente movimento futurista e dalla bellezza un po' brusca di Teresa, consigliata dalla vecchia Perpetua Italia, che deve il nome ad un padre attivista nei moti anti-austriaci del ‘48, l'infedele ed eccessiva Teresa trascorre una vita tranquilla, o quasi, in compagnia del marito Meni, dei suoi figli, dei tanti parenti e conoscenti della contrada. Si occupa delle sue vacche, del suo orto e, di quando in quando, di contrabbando di tabacco. Fino a che il giovane Gavrilo, a Sarajevo uccide con pochi precisi colpi di pistola l'arciduchessa Sofia e l'erede al trono di Austria-Ungheria, scatenando la Grande Guerra.
    Una guerra dura durante la quale nulla sarà risparmiato a Teresa e ai suoi figli: battaglie cruente alle porte di casa e lunghi ed ansiosi periodi di stasi; poi, dopo l'irruzione dei soldati d'Austria-Ungheria a Caporetto, la lunga fuga forzata che li porterà, profughi e senza nulla, fino a Campobasso; infine, l'incontro con la peste del secolo, la terribile febbre Spagnola. Li accompagneranno nei duri anni di guerra e dell'esilio, buoni amici e nemici insidiosi: fra i tanti, Suor Matilda, che si cura dei soldati feriti con energica competenza ed un linguaggio non proprio consono alle sue vesti di religiosa; Edoardo, nella vita civile attore di teatro che, ferito in guerra, perderà un piede ma non il suo senso dell'umorismo; la graziosa Emma, maestra dei figli di Teresa che, a detta di tutti, ragiona meglio di un Generale con gradi e stellette; il cavalleresco Maggiore Donelli, che perdonerà a Teresa un'uscita poco felice; lo squallido tesoriere, che proporrà a Teresa profuga un ora di sesso in cambio del sospirato sussidio. Fino alla fine, il 4 novembre del 1918, in cui niente sarà più come prima.


    Recensione:
    La contrada dei tagliatori di pietra è un romanzo storico potente.
    Si apre con un'interessante introduzione che spiega la geografia dei luoghi che saranno sfondo della vicenda, i sette comuni dell'altopiano di Asiago, e il periodo storico, i primi anni del '900 fino al termine della prima guerra mondiale.
    Dopodiché il libro comincia e si apre una storia vera, semplice e meravigliosa, articolata e raccontata in modo chiaro e coinvolgente. E' la storia di Teresa, bisnonna dell'autrice, della sua famiglia e di tutte le donne che con lei sono protagoniste della vicenda.
    Diviso in dodici capitoli, nella narrazione si trovano dei punti principali.
    Il primo narra della giovinezza di Teresa e del suo matrimonio. E' spensierato, divertente, presenta i personaggi che diventeranno amici e quasi parenti del lettore tanto sono descritti con abilità evocativa. Rende famigliari i luoghi, la contrada, i pascoli e le montagne.
    Il secondo punto è quello nel quale si percepiscono i venti della guerra in arrivo. La narrazione si fa più tesa, foriera di pericolo, e non mancano parti dove la storia abbandona un attimo Teresa a favore dei motivi che hanno scatenato il conflitto, impreziosendo ancora di più questo libro, approfondendolo senza nulla togliere al ritmo della storia principale.
    Il terzo è lungo e doloroso: parla della guerra, delle privazioni e delle preoccupazioni per i parenti partiti per il fronte, mentre si cerca di andare avanti come meglio si può.
    Intenso il passaggio dove Teresa si occupa ossessivamente dell'orto, certa che se il suo piccolo pezzo di mondo sarà perfettamente curato, nulla potrà accadere al marito ed ai figli.
    Il quarto punto è il trasferimento forzato, improvviso, nella fredda notte, della gente dell'altopiano. Diventano profughi, perché il nemico ha sfondato e bisogna scappare. Lasciando tutto vengono caricati su un treno per ritrovarsi al sud, senza mezzi, in evidenti difficoltà.
    L'ultima parte è dedicata all'epidemia di Spagnola, la terribile influenza polmonare che ha mietuto tante vittime, tra le quali proprio Teresa, morta nel giorno più bello, quello dell'annuncio della fine della guerra.
    Un romanzo intenso con una protagonista forte, impetuosa, bella ed indomabile, che resta nella memoria insieme alla sua storia.
    Un romanzo che parla delle donne della montagna generose, tenaci, protettive e combattive.
    Nell'epilogo si legge cosa accadde ai figli e al marito di Teresa ed è interessante seguire fino in fondo le parole dell'autrice dove distingue la realtà dal romanzo, i personaggi reali da quelli inventati.
    Ben scritto, coinvolgente, avvincente, senza mai cadere nella banalità o nella disperazione più nera, adatto a tutti e da tutti comprensibile, anche con le sue espressioni tipicamente dialettali che nulla tolgono alla fluidità della lettura e, in caso ce ne fosse bisogno, ben spiegate nelle note finali.
    Leggetelo, vi trasporterà indietro di cento anni, tenendovi per mano e rubandovi il cuore.
    (Tatiana Vanini)



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