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I numeri dispari sono di troppo
di Salvatore D'Ascenzo

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    Casa Editrice: Evoè - 144 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Storie vere

    Trama:
    "I numeri dispari sono di troppo" è il prodotto finale di un progetto realizzato con alcuni detenuti della Casa Circondariale di Castrogno a Teramo. Il lavoro è stato coordinato da Salvatore D'Ascenzo, scrittore, in collaborazione con la Casa Editrice Evoé e l'Area Educativa della Casa Circondariale. I fondi raccolti dalla vendita del libro hanno contribuito alla ricostruzione di una scuola nel distretto di Dhading a Kathmandu.

    Recensione:
    "Non esistono sbarre che possano inibire la capacità di pensare", basta questa frase a rappresentare il desiderio di evasione che è il filo conduttore dell'opera. Sì, perché l'unico modo per allontanarsi dall'orrore in cui questi uomini sono rinchiusi è risvegliare le proprie teste per riappropriarsi della propria identità, riscoprendo dignità e fantasia.
    Detto questo, il libro è ben lontano dal voler stravolgere i ruoli facendo passare il condannato come la vittima. Tutt'altro: questi otto detenuti in particolare, che hanno fatto parte di un progetto di studio presso la casa circondariale di Castrogno, sono costantemente a confronto col proprio passato ma viene dato loro modo di scoprire il potere del pensiero, il valore della fantasia. Non sono più parte di un collettivo da punire, la cui identità è affidata unicamente ad un numero di matricola, ma uomini col proprio carico emozionale di speranze e tradimenti, che, un giorno, si sono trovati sulla via sbagliata. Uomini al posto dei quali potrebbe trovarsi chiunque poiché "il passo è breve", quel passo che separa ciascuno di noi dalla colpa per cui si deve scontare una pena che è, per prima, la lotta con la propria coscienza.
    La prima parte, la più corposa, è strettamente narrativa: una sorta di racconto onirico in cui i desideri, le attese, le paure, gli errori e i tradimenti prendono il lettore per mano e lo trasportano in questo piccolo mondo racchiuso da alte mura e inferriate. Le immagini, spesso forti, creano turbamento e, a volte, sono di non facile comprensione.
    Nessuno dei protagonisti rivendica la propria innocenza, il fatto di essere rinchiusi è il risultato di una somma di errori ma è anche la spinta verso una redenzione possibile. Perché la vita del carcere insegna a leggere "le parole al contrario" cioè a leggersi dentro, a vedere oltre il muro con la volontà di riscattarsi. E' emblematica la figura del Fantino che gestisce la struttura: rappresenta quel sistema punitivo che soffoca, uccide psicologicamente e per cui ribellarsi e reagire anche solo con la forza del pensiero e della fantasia viene considerato un tentativo di evasione e, come tale viene, punito. Il Fantino è un'entità negativa e, con il suo delatore a cui aveva promessa la libertà, per una sorta di nemesi farà una fine orribile, sullo stile dei racconti di Poe, Lovecraft o King.
    La seconda parte è la presentazione dei protagonisti, criminali (per il fatto di aver commesso crimini) opportunamente scelti perché ritenuti in possesso della capacità di insegnamento data da un'esperienza che nessuno vorrebbe provare.
    Ultima considerazione sul perché del titolo, cito una frase del libro: "E' la sindrome delle matricole: sommare tutti i numeri del proprio identificativo per scoprire di non essere così alti; non rimane altro che trarre soddisfazione dal non essere un numero dispari. Di solito i numeri dispari sono di troppo".
    Perché? Forse perché dispari significa diverso e quindi estraneo al gruppo. E, forse per questo, il traditore è il numero 671, dispari appunto.
    Un bel libro, scritto da un autore impegnato nel sociale con uno stile e una scrittura appassionata, coraggiosa capace di raccontare realtà poco conosciute superando preconcetti e facili pregiudizi.
    (Luisa Debenedetti)



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