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A cantare fu il cane
di Andrea Vitali

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    Casa Editrice: Garzanti - 388 pagine
    Disponibile in formato ebook




  • Genere: Giallo

    Trama:
    "Un diavolo, no.
    Un cane piuttosto.
    Il bastardino di casa Panicarli della cui esistenza nessuno aveva avvisato il carabiniere Virgola.
    Sbucato da chissà dove, e abbaiando come se avesse ereditato i toni di tutte le razze che s’erano incrociate prima di arrivare a lui, in un battibaleno gli aveva addentato la gamba sinistra del pantalone, strappandola con una ferocia ringhiante e poi sputandola per riprendere ad abbaiare come un ossesso, e aggirandolo per attaccarsi alla gamba destra."


    La quiete della notte tra il 16 e il 17 luglio 1937 viene turbata a Bellano da un grido di donna. Trattasi di Emerita Diachini in Panicarli, che urla "Al ladro! Al ladro!" perché ha visto un’ombra sospetta muoversi tra i muri di via Manzoni. E in effetti un balordo viene poi rocambolescamente acciuffato dalla guardia notturna Romeo Giudici. E' Serafino Caiazzi, noto alle cronache del paese per altri piccoli reati finiti in niente soprattutto per le sue incapacità criminali. Chiaro che il ladro è lui, chi altri? Ma al maresciallo Maccadò servono prove, mica bastano le voci di contrada e la fama scalcinata del presunto reo. Ergo, scattano le indagini. Prima cosa, interrogare l’Emerita. Già, una parola, perché la donna spesso non risponde al suono del campanello di casa, mentre invece è molto attivo il suo cane, un bastardino ringhioso e aggressivo che si attacca ai polpacci di qualunque estraneo. E il Maccadò, dei cani, ha una fifa barbina.
    A cantare fu il cane ci offre una delle storie più riuscite di Andrea Vitali. I misteri e le tresche di paese, gli affanni dei carabinieri e le voci che si diffondono incontrollate e senza posa, come le onde del lago, inebriate e golose di ogni curiosità, come quella della principessa eritrea Omosupe, illusionista ed escapologa, principale attrazione del circo Astra per le sue performance, ma soprattutto per il suo ombelico scandalosamente messo in mostra. E per la quale, così si dice, ha perso la testa un giovanotto scomparso da casa...


    Recensione:
    Un grido squarcia la notte tra il 16 e il 17 luglio 1937. L'incantevole Bellano degli anni '30, immersa in una placida ed insostenibile calura estiva, piomba nel caos. A seguito dell'urlo della rossa Emerita Diachini, l'inetto ladruncolo locale Serafino Caiazzi capitola scontrandosi con la guardia notturna Romeo Giudici, e finisce in ospedale sorvegliato dall'irreprensibile suor Venezia. Sembra un caso di agevole risoluzione per il maresciallo Ernesto Maccadò, una storia variopinta per la piccola realtà paesana dove ognuno conosce tutto di tutti, e un'appetitosa occasione per il pomposo giornalista locale Fiorentino Crispini a stecchetto da articoli da prima pagina. Eppure è possibile che il Caiazzi abbia cercato di introdursi proprio nell'abitazione cui tutti sanno essere sorvegliata da un abbaiante cane bastardino pronto ad azzannare chiunque non gli sia di buon grado?
    "A cantare fu il cane", l'ultimo libro di Andrea Vitali, è un romanzo che ha mordente. Non solo per la presenza del ringhiante protagonista a quattro zampe, ma anche per gli intrecci, i disguidi, i fraintendimenti, gli incontri e gli scontri fortuiti che l'autore tesse magistralmente tra le tresche dei personaggi, testimoni e attori delle vicende narrate. I protagonisti si muovono sul palcoscenico della vita quotidiana, sono personalità comuni, che con la loro amabile socievolezza e semplicità, tengono compagnia e incartocciano chi legge in un novellistico microcosmo paesano. Il romanzo è avvincente e divertente, il lettore è accattivato da simpatiche e umoristiche vicende tragicomiche, ululanti di mistero misto ad arguta comicità. I capitoli sono brevissimi e sono carichi di goffo umorismo e di garbato lessico, dalla punteggiatura rapida e dai vocaboli obsoleti, accompagnano affabilmente il lettore sino all'ultima lettera della non breve lettura, che termina con il sorriso, meglio con il ringhio, impresso sul muso.
    (Valentina Macor)

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