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Tatiana Vanini, per Libri e Recensioni,
intervista Sergio Pavoloni

Sergio Pavoloni

Leggi al recensione del libro
Buio a Grinville




Biografia:
Roma, Australia e ancora Roma. In mezzo una laurea in International Management e un'esperienza in un'agenzia dell'ONU. Buio a Grinville è il romanzo di esordio per uno scrittore giovanissimo, ma già noto al pubblico di Facebook, dove pubblica da tempo i suoi racconti.

Intervista:
Tatiana Vanini: Ciao Sergio, il tuo percorso da studente è improntato all'economia, con la laurea e la specializzazione. Cosa ti ha portato da questo a reinventarti come scrittore?
Sergio Pavoloni: Sono percorsi paralleli che effettivamente hanno ben poco in comune. Lo studio dell'economia e più nello specifico del Management è un qualcosa che mi ha sempre interessato, fin da piccolo e sapevo di voler seguire un percorso di studi del genere. La scrittura invece è una passione che è cresciuta nel tempo. Leggevo e leggevo finché un giorno la mia testa mi ha posto una domanda: "Perché non racconti una storia anche tu?". Ho maturato l'idea di scrivere un romanzo per alcuni anni e ce ne sono voluti un po' prima di trovare un'idea che fosse valida nella mia mente e decidere di svilupparla in modo più approfondito. Ora Buio a Grinville ha un editore e una vita propria.

Tatiana: Come mai un thriller? E' un genere che hai sempre apprezzato o è nato così, come se avesse vita propria?
Sergio: In realtà non leggevo thriller. Non era il mio genere preferito né pensavo fosse in grado di darmi tanto. Poi casualmente mi è capitato tra le mani un libro stupendo e da lì non ho potuto più farne a meno. Quando si scrive un libro si vuole raccontare qualcosa e comunicare. Il genere secondo me non fa altro che rappresentare il modo in cui si decide di farlo. Io riesco a comunicare con il genere thriller. Trasmettendo tensione e un po' di paura mi piace pensare di riuscire a tenere il lettore incollato alle pagine e far accelerare il battito cardiaco. Dare adrenalina. Quindi, tornado alla domanda, la scelta del genere è voluta. Chiaramente ho anche dovuto studiare molto prima di cimentarmi nella scrittura.

Tatiana: Quanto è durata la stesura di Buio a Grinville?
Sergio: Circa un anno. Ho impiegato sette, otto mesi per strutturare l'idea iniziale, creare uno scheletro funzionale ed effettuare lo studio e la ricerca fondamentale per renderlo credibile, anche nei personaggi e nell'ambientazione. Una volta che il tutto era fatto, per scriverlo non ho impiegato più di tre mesi. Si trattava solo di mettere la carne intorno allo scheletro e sistemare quelle cose che inevitabilmente scrivendo ti rendi conto che non tornano.

Tatiana: Quale momento del giorno trovi più congeniale alla scrittura? Dove e come scrivi, a mano, al computer?
Sergio: Mi appunto le mie idee a mano, ma quando si tratta di scrivere mi metto al computer. Per quanto riguarda il momento della giornata non ne ho uno preferito. Per Buio Grinville ho scritto quasi interamente la sera, ma per una mera questione di disponibilità di tempo. Quando mi capitava di avere il pomeriggio libero scrivevo anche di pomeriggio. Anche la mattina a volte. L'importante secondo me, ed è la cosa più complicata, è avere disciplina. Non puoi non scrivere tutti i giorni o perlomeno così funziona con me. Un'ora, mezz'ora devi trovarla sempre. Altrimenti rischi anche tu stesso di perdere credibilità e slancio mentre lo fai. Come dice Stephen King, "Se non scrivi tutti i giorni, anche i tuoi personaggi inizieranno ad assomigliare ai tuoi personaggi." Grande verità.

Tatiana: Gli autori spesso trovano ispirazione per i loro personaggi in persone reali. Anche per te è così?
Sergio: E' inevitabile. O meglio, io non ho pensato a qualcuno che conosco precisamente, ho preso caratteristiche di varie persone e le ho agglomerate nei miei personaggi. Trovare pregi e difetti umani è il segreto per rendere vero un personaggio, non lo scopro certo io. Uno dei miei personaggi per esempio è nato mentre ero in metropolitana. Due persone parlavano tra loro e origliando mi è venuta l'idea. Susanne, invece, è nata ascoltando una ragazza che discuteva al telefono in un bar. E' dalla gente comune che puoi prendere spunto per creare personaggi veri, credibili e che creino empatia con i lettori.

Tatiana: Hai insegnato in una scuola. Questa esperienza ti è servita per la creazione del professore, Kras? C'è un po' di te in lui?
Sergio: Su Kras la situazione è curiosa. Non ho visto nulla di me in alcun personaggio mentre scrivevo. Eppure diversi amici, leggendo le bozze iniziali del libro, dicevano di rivedere una parte di me in Kras. Si tratta di un qualcosa di totalmente involontario, però credo a questo punto che è inevitabile che i personaggi prendano qualcosa di chi li inventa. Anche inconsciamente, come è accaduto appunto a me con Kras.

Tatiana: La tua protagonista è una giovane donna, un personaggio profondo e ricco di sfaccettature. Come mai questa scelta di genere e come sei riuscito a renderla così vera?
Sergio: Una donna come protagonista è stata una scelta studiata. Le donne sono spesso più complesse degli uomini e hanno maggiori sfaccettature nel loro carattere. Essendo io un uomo poi, è stata una sfida quella di riuscire a immedesimarmi nella testa di una donna. Sentire che è risultata così vera mi riempie di orgoglio. L'importante è renderla una persona con pregi e difetti, che risolve i problemi ma li crea a volte anche scioccamente. Susanne è una ragazza comune, che potenzialmente potremmo conoscere in qualsiasi occasione. Una ragazza molto determinata e al tempo stesso fragile. Sono le persone comuni quelle che ci trasmettono di più, quelle nelle quali riusciamo a immedesimarci. Non può esistere un eroe con solo pregi o un cattivo con soli difetti. E' innaturale, è fuori dalla natura umana.

Tatiana: Il romanzo si apre con Susanne che ha una tipica discussione adolescenziale con i suoi genitori. Ci ritroviamo poi 10 anni dopo senza più accenni famigliari. Come mai questa scelta?
Sergio: La scelta è stata voluta ma anche necessaria ai fini della storia. La famiglia c'è, è lì, ma a una persona come Susanne in quel momento non poteva servire. Aveva bisogno di altro. Rischiava di rallentare la narrazione, non avrebbe potuto aggiungere nulla alle necessità di Susanne o degli altri protagonisti a mio avvio.

Tatiana: Hai una profonda conoscenza della lingua inglese. Hai pensato ad una traduzione del libro per un'avventura internazionale?
Sergio: L'idea è allettante ma stiamo parlando di un sogno. Ora mi concentro con la promozione del romanzo in italiano. Mi ritengo fortunato ad avere quello che ho al momento. Vediamo come andranno le cose ed eventualmente ci penseremo in futuro. Ma ora è una possibilità remota, preferisco concentrarmi sul presente. Sarebbe arrogante ragionare già da ora così in grande. Il libro uscirà il 16 Giugno. Diamogli tempo di nascere e crescere qui, poi quello che ci riserva il futuro lo scopriremo più avanti.

Tatiana: Buio a Grinville si conclude lasciando una porta aperta. Ritroveremo ancora Susanne?
Sergio: Lascia una porta aperta nella mente del lettore. Il romanzo si chiude e risolve ogni dubbio rispondendo a tutte le domande. La conclusione è studiata per permettere al lettore di far proseguire le vicende anche oltre l'ultima pagina del libro. Se poi un giorno Susanne tornerà a sussurrarmi, be' ascolterei la sua storia e potrei pensare di raccontarla.

Tatiana: Cosa ti aspetti da questa esperienza letteraria?
Sergio: Desidero davvero solamente godermi il momento. Scrivere il libro e pubblicarlo è stato faticoso e a volte anche frustrante quando ricevevo naturalmente dei rifiuti. Ora questo mio desiderio si è realizzato e voglio godermelo al massimo in ogni sfaccettatura. Quello che mi incuriosisce di più è il parere di chi legge. Impari sempre a migliorare, apprezzare complimenti ma anche accettare critiche. Sarà interessante e ho ancora molto da imparare e scoprire. Ed è quello che voglio.

Tatiana: Che progetti hai per il futuro?
Sergio: Letterariamente parlando ora mi vorrei concentrare sull'uscita di Buio a Grinville prevista per il 16 Giugno. Di idee per altre storie ne frullano molte nella mente, ma va capito quale sia quella più giusta e avere il tempo per impegnarcisi con la disciplina di cui parlavo prima. Scrivere, per me, è una necessità. Amo farlo e continuerò in questa direzione, ne sono certo. Lo faccio già con racconti settimanali che pubblico sulla mia pagina Facebook. La passione è passione. E sono sicuro che prima o poi, tra le tante idee che ho nella mente, arriverà quella giusta che mi darà la spinta per un secondo romanzo.



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